La morra è un gioco dalle origini molto antiche.

Murra in Sardegna, mora in Friuli e Trentino o mourra in Provenza, veniva giocata già nell'antico Egitto. E' proprio questa antica civiltà a lasciarci le prime testimonianze a riguardo.
E' stata ritrovata una tomba appartenente ad un alto dignitario di corte della XXV dinastia in cui si può chiaramente distinguere il defunto intento a stendere il braccio con un numero contrapposto ad un altro giocatore.

La morra era giocata anche dagli antichi Greci. Nonostante non ci sia giunto nessun riferimento letterario di questo gioco, e quindi non possiamo sapere come venisse denominato (si possono solo fare supposizioni e si pensa a "lachmos" o "daktylon dia kleros), siamo però in possesso di importanti manufatti che ne testimoniano la pratica: due esempi di pittura vascolare, uno conservato a Berlino e l'altro nella collezione Lambert a Parigi.

La morra e l'arte

Le pitture rappresentano la leggenda secondo cui fu Elena ad inventare il gioco della morra, intenzionata a giocare con il suo amato Paride e a farlo perdere. Sulla superficie del vaso vengono rappresentati proprio Paride ed Elena con le mani protese. Nel dipinto compare anche uno strano particolare: un bastone. Alcuni archeologi suppongono che fosse usato per mantenere la distanza fra i giocatori, altri sono dell’idea che servisse per evitare di usare la mano sinistra, altri ancora pensano che fosse usato per contare i punti.

Le informazioni e le testimonianze aumentano in epoca Romana. Secondo alcuni studiosi il termine stesso deriverebbe dal latino murris: mucchio, cumulo di pietre. L'ipotesi potrebbe anche reggere essendo stati dei pastori i primi a giocarlo, seduti su pietre mentre sorvegliavano i loro greggi di pecore. Ancora oggi in Abruzzo e in Molise, terre di pastori, si usa l’espressione morra di pecore per indicare un gruppo di questi ovini racchiusi in un‘area limitata da muretti di sassi.

Esistono molte altre ipotesi sull'origine etimologica del nome: potrebbe derivare da lingue celtiche, galliche o irlandesi, in cui "meur" significa dito.
Si ipotizza anche che possa derivare dai i Mori. Nelle terre dell'Islam, prima di essere interdetta dal Corano, la Morra era molto praticata come strumento di decisione tra gli uomini e come rito divinatorio.

In epoca romana il gioco era denominato "micatio digites" dal verbo "micare": drizzare o protendere e quindi drizzare o protendere le dita nel gioco. E ' giunta sino a noi un'importante testimonianza sul gioco della morra e il suo significato per questa civiltà: secondo Cicerone e Petronio, che cita l'espressione nel capitolo 44 del Satytricon, per designare un uomo al di sopra di tutti i sospetti si diceva: "con lui potete giocare di morra anche al buio" (Dignus est, quicumque in tenebris mices).

A Roma i contenziosi venivano risolti giocando a morra ed ugualmente accadeva nelle vendite quando non si riuscivano a trovare accordi nei commerci.
Con l'espansione dell'Impero Romano e la creazione delle colonie, il gioco si diffonde in Spagna, in Corsica e in molte altre regioni del Mediterraneo.

Un'altra importante testimonianza scritta sulla morra risale al 1324: in un testo scoperto a Santa Anatolia in provincia di Macerata si parla di "morre" facendo riferimento ad alcuni giochi del tempo.
Durante il Rinascimento il gioco veniva chiamato "mora" con una sola erre e venne ufficialmente presentato nel Vocabolarietto della lingua furbesca di Luigi Pulci del 1480.
Il Vocabolarietto racconta che il gioco era praticato dal personale delle case nei momenti di pausa e di come questo non piacesse ai padroni che la consideravano fonte di distrazione, segno di disinteresse e abbandono delle mansioni domestiche.

Nelle epoche successive numerosi pittori hanno raffigurato giocatori di morra, come Bartolomeo Pinelli in un suo quadro di inizio '800.

Sempre nell'800 il gioco della morra viene citato del celeberrimo romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi sposi in cui lo scrittore dedica al gioco una parte del capitolo VII associandolo al vino, al chiasso e alla baldoria.

Durante la Grande Guerra la morra si rivela essere uno dei pochi svaghi che i soldati avevano durante le lunghe e fredde notti nelle trincee.
Con l'avvento del fascismo il gioco della morra viene bandito nel 1931, in quanto foriera di azzardi e risse fra i contendenti che si accusavano reciprocamente di avere barato.

Oggi

Attualmente numerose associazioni in tutta Italia si sono attivate per il recupero del gioco della morra come facente parte della tradizione italiana. La morra è oggi uno sport (o meglio gioco sportivo) riconosciuto dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali (F.I.G.e S.T.) e dal Consiglio Nazionale del CONI quale Disciplina Sportiva Associata con Atto n°1005 del 24.7.98.

 

CONI ITALIA FIGEST federazione italiana giochi e sport tradizionali